Winnie The Pooh bannato in Cina per un motivo assurdo

Winnie The Pooh è stato bannato in Cina. I cinesi non possono celebrare il tenero orsacchiotto nato dalla fantasia dello scrittore britannico A.A. Milne. Non possono fare nessuna ricerca di immagini a lui correlata e non possono nemmeno fare il suo nome nei commenti online. Lo sticker di Winnie The Pooh è sparito anche da WeChat, un’app di messaggistica molto popolare in Cina. E se qualcuno dovesse essere tanto coraggioso da menzionarlo comunque, gli apparirebbe immediatamente un avviso sullo schermo con la scritta “contenuto illegale”.  Secondo il Financial Times, il primo ad accorgersi della cosa, non si tratta di un problema tecnico. Il Governo cinese ha censurato Winnie The Pooh. Ma cos’ha combinato di tanto grave per meritarsi tutto questo? A quanto pare la motivazione è che dal 2013 i cinesi ironizzano di continuo sulla presunta somiglianza tra l’orso reso celebre dal cartone animato Disney e il loro presidente, Xi Jinping.

Winnie The Pooh & Xi Jinping (Financial Times/Twitter)

Winnie The Pooh & Xi Jinping (Financial Times/Twitter)

Intervistato dal Financial Times, il professore Qiau Mu, esperto di media, ha affermato: “Storicamente in Cina sono due le cose vietate: le organizzazioni politiche e le azioni politiche. Ora se n’è aggiunta una terza: parlare del Presidente”.

Il presidente Jin Xiping e Winnie The Pooh

Winnie The Pooh (Disney)

Winnie The Pooh (Disney)

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